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In nome del debito......vengono distrutti i nostri diritti. Ma davvero non abbiamo altra scelta che pagare impoverendoci? La soluzione è cominciare a occuparci tutti di debito pubblico. Esigere di aprire un grande dibattito su cause, soluzioni, prospettive. Con occhi nuovi. Con il coraggio di rimettere tutto in discussione, a partire dalla legittimità del debito

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La scuola secondo Francuccio Gesualdi

storia016Don Lorenzo Milani cominciò a fare scuola perché aveva capito che l'ignoranza è la madre di tutte le miserie. Stando accanto agli operai e ai contadini aveva capito che la miseria è figlia dell'inganno e del raggiro - possibile fra chi non capisce la realtà - ed è figlia del senso di impotenza tipico di chi non sa esprimersi.

Per questo la sua era una scuola viva di conoscenza della realtà, di approfondimento dei nostri diritti, di ricerca della verità.

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Eda Pelegatti

Eda Pelagatti: breve biografia di una donna che sapeva voler bene

Eda Pelagatti è stata la colonna femminile dell’esperienza di Barbiana, la parrocchia di montagna dove Don Lorenzo Milani ha condotto la sua celebre scuola.

Nata il 20 aprile 1912 in una famiglia operaia di Calenzano, nei pressi di Firenze, in tenera età rimane, figlia unica, orfana di padre; cresciuta, contribuisce al mantenimento suo e della mamma Giulia, facendo qualche ora presso la parrocchia di San Donato a Calenzano retta da Don Daniele Pugi; nel 1947 arriva in parrocchia Don Lorenzo Milani in qualità di cappellano ed Eda ha modo di ammirare l’abnegazione e il rigore di questo giovane prete che si spende per l’elevazione culturale e sociale dei contadini e degli operai del circondario.

Nel 1954 il vecchio parroco muore e contrariamente alle consuetudini Don Lorenzo non viene promosso parroco di San Donato, ma mandato a Barbiana. La decisione venne vissuta con grande sofferenza da parte di tutto il popolo, ma in particolare da Eda e sua mamma Giulia che in quei sette anni avevano avuto modo di prendersi cura di lui; ora erano di fronte alla drammatica scelta se lasciarlo andare da solo in un luogo sperduto della Toscana o seguirlo per rendergli la vita meno difficile; fecero prevalere l’affetto e raccolte le poche masserizie di casa, il 7 dicembre 1954 si trasferirono a Barbiana con lui.

Durante il trasloco, nel freddo e sotto una violenta pioggia che aveva bagnato tutto, Eda era un’anima in pena che ripeteva a Don Lorenzo: «ma ha visto dove ci hanno buttato?!?». Solo lei e sua mamma sanno quanto hanno sofferto, ma l’attaccamento a Don Lorenzo le ha sempre sostenute e rese capaci di adattarsi alla nuova vita di montagna.

Racconta Eda: “Io e lui eravamo come fratello e sorella senza interessi né di soldi, né di altro. Quando fu mandato a Barbiana, mandò in macchina me e la mamma quassù perché decidessimo liberamente se volevamo seguirlo oppure no. Io ho vissuto con lui in famiglia, non al suo servizio. Quando arrivò a Barbiana, don Lorenzo non pianse, o almeno io non l'ho visto piangere, poi non so se quando salì in camera sua pianse. Cominciò con la scuola il giorno dopo e i suoi ragazzi oggi sanno fare ogni cosa. Non voleva che i ragazzi stessero in ozio: "il tempo è prezioso", diceva il priore. Lui non perdeva mai tempo e la sua vita era un insegnamento continuo. Era un vero cristiano. Ricordo che un giorno trattò male una persona ed io, che amavo il quieto vivere, gli dissi: "Ma Priore, ora non tornerà più". E lui: "Ha paura che non ci porti più la roba, Eda? Ma se non ce la porta lui, ce la porterà qualcun altro". Perché a lui interessavano le anime e non le cose.”

Nelle lettere alla mamma, don Lorenzo ha sempre messo in risalto il ruolo di quest’infaticabile donna, che senza mai fare un giorno di riposo o di vacanza, era madre di tutti i ragazzi che frequentavano la scuola e, in particolare, di Michele e Francuccio Gesualdi, i due fratelli orfani accolti in casa nel 1956.

Precisa Eda: “Io ho vissuto con don Lorenzo in famiglia, non al suo servizio”. Sempre attenta a ciò che succedeva, era sempre profondamente coinvolta in tutte le vicende della scuola, nei rapporti con le famiglie di Barbiana, nei contrasti che don Lorenzo aveva con la borghesia fiorentina e con la Curia. Da persona mite e più propensa a infliggere una sofferenza a stessa che agli altri, soffriva molto quando si apriva un nuovo fronte di scontro per don Lorenzo. Ogni volta cercava di convincerlo a smussare le posizioni, ma in cuor suo sapeva che don Lorenzo aveva ragione e verso l’esterno lo difendeva a spada tratta.

Nel 1961 Eda perde la mamma, ma il periodo più duro fu quello dal 1963 al 1967 quando il tumore che affliggeva don Lorenzo si conclamò in tutta la sua gravità. Don Lorenzo, sempre più debole e afflitto dai dolori, passava gran parte del suo tempo fra letto e poltrona pur continuando a fare scuola e a portare avanti i suoi insegnamenti di vita. E’ del 1965 la sua Lettera ai cappellani militari e del 1966 la sua Lettera ai giudici, per giungere alla Lettera a una professoressa scritta con i suoi allievi e pubblicata nel 1967 un mese prima della sua morte. Eda gli è stato sempre accanto per assisterlo e cercare di risparmiargli fatiche.

Eda muore a Firenze il 18 maggio 2002 all’età di 90 anni. E’ sepolta nel cimitero di Barbiana dove riposa accanto alla mamma Giulia e a don Lorenzo.

 

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