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In nome del debito......vengono distrutti i nostri diritti. Ma davvero non abbiamo altra scelta che pagare impoverendoci? La soluzione è cominciare a occuparci tutti di debito pubblico. Esigere di aprire un grande dibattito su cause, soluzioni, prospettive. Con occhi nuovi. Con il coraggio di rimettere tutto in discussione, a partire dalla legittimità del debito

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Messaggio a Paolo Cacciari

cacciari

Caro Paolo,

ho letto il tuo articolo sul Manifesto e sono d'accordo con te: dobbiamo avviare un enorme laboratorio aperto a tutte le idee per approfondire e sperimentare proposte nuove.

In questi giorni ho potuto incontrare vari comitati e tutti hanno manifestato la determinazione di non disperdere l'energia coagulata attorno a questa bella esperienza di lavoro in comune fra forze plurali. E a tutti ho proposto di continuare un impegno articolato su più livelli.

Il primo, di presenza locale, per denunciare e lottare contro situazioni sociali e ambientali inaccettabili, e per avviare esperienze alternative nell'ambito della sostenibilità, dell'economia solidale, dei beni comuni. Un'attività fondamentale non solo per correggere ciò che non va, ma anche per dimostrare che delle alternative, per quanto piccole sono possibili.

Il secondo tipo di impegno lo vedo a livello nazionale, tramite un lavoro di raccordo con tutti gli altri comitati che si sono costituiti nel resto d'Italia. Immagino l'individuazione di una rivendicazione che ci prefiggiamo di trasformare in campagna organizzata. Un'iniziativa, quindi, che non si pone solo l'obiettivo della denuncia, ma soprattutto quello di ottenere un risultato. Ciò ci permetterebbe non solo di rafforzarci e sperimentarci nella nostra capacità di costruzione politica, ma anche di rappresentare un fermento e un punto di riferimento alternativo a livello nazionale. Tra i tanti temi possibili, dovremmo fare lo sforzo per individuarne uno molto sentito che ci consenta di uscire fuori dalla nostra cerchia ristretta. Perché se non riusciamo a fare il passo di diventare forza popolare non riuciremo mai ad incidere. Dal mio punto di vista il tema che dovremmo affrontare è quello dell'occupazione che ormai il sistema non riesce più a risolvere, complice la globalizzazione e l'austerità. La nostra novità dovrebbe essere quella di proporre un'uscita alternativa al mercato. Non è vero che non esiste lavoro. Di lavoro da svolgere ne esiste fin troppo perché enormi sono le necessità che dobbiamo risolvere. Ma si tratta di bisogni collettivi legati alla salvaguardia del territorio, alla riparazione e ampliamento di beni collettivi, al potenziamento di servizi pubblici di cura della persona (scuola, sanità, anziani, accoglienza). Servizi non vendibili, per cui non di pertinenza del mercato, ma della struttura pubblica. Dobbiamo lanciare un messaggio forte che l'occupazione la possiamo creare solo se la collettività diventa imprenditrice di se stessa per risolvere i problemi collettivi. Badassimo ai bisogni, potremmo assorbire subito milioni di disoccupati tramite l'assunzione diretta da parte dello stato e degli enti locali. Il problema ovviamente è la mancanza di denaro, ma anche per questo una soluzione c'è purché si riesca ad uscire dagli schemi dominanti. Nel tempo della moneta carta, addirittura moneta elettronica, per ottenere denaro basta digitare una tastiera o dare un colpo di manovella alle tipografie della Banca Centrale Europea. In altre parole la rivendicazione per la piena occupazione deve accompagnarsi inevitabilmente alla rivendicazione per fare cambiare funzione alla Banca Centrale Europea. E supponendo che questa strada possa essere lunga, in via transitoria potremmo batterci affinché lo stato italiano crei una sua moneta complementare che assumerebbe all'istante valore di moneta nazionale nella misura in cui fosse accettata dallo stato in pagamento delle tasse. Vari sono ormai gli esperti che hanno avanzato proposte in tal senso.

Il terzo impegno che dovremmo assumere, è quello di elaborare un progetto di società. Ormai dovremmo averlo capito che senza un progetto di società finiamo per diventare solo piccoli contestatori senza efficacia, perché non avendo chiarezza sulle direttrici alternative finiamo per fare proposte tutte interne al sistema che si sono dimostrate fallimentari. Mi rendo conto che questo bisogno è sentito da pochi e non è proponibile che si possa aprire un grande laboratorio nazionale al riguardo. Ma sarebbe utile che tutti quei comitati, o anche frammenti di comitati, che hanno maturato questa sensibilità si mettessero al lavoro singolarmente per elaborare una proposta e poi confrontrarla con quelle degli altri in modo da avviare un percorso di costruzione comune. Tempo addietro come Centro Nuovo Modello di Sviluppo, avevamo lanciato la campagna «Cerca la rotta». Credo che dovremmo rilanciarla, annunciando a tutti che noi siamo disposti a riprendere le fila.

Un caro saluto, a presto

Francuccio

Ultima modifica ilSabato, 07 Giugno 2014 08:53
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