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In nome del debito......vengono distrutti i nostri diritti. Ma davvero non abbiamo altra scelta che pagare impoverendoci? La soluzione è cominciare a occuparci tutti di debito pubblico. Esigere di aprire un grande dibattito su cause, soluzioni, prospettive. Con occhi nuovi. Con il coraggio di rimettere tutto in discussione, a partire dalla legittimità del debito

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Intervista a Francuccio Gesualdi di Viareggio Free World Project

vfw-logo-300x112Intervista da parte di Viareggio Free World Project

Cosa hanno significato per te e la tua vita gli insegnamenti di Don Milani?

Gli insegnamenti ricevuti a Barbiana per me sono un costante punto di riferimento. Due desidero citare in maniera particolare.

Il primo la consapevolezza che il sistema non sta in piedi da solo, ma grazie al consenso di ciascuno di noi. Per cui se da una parte siamo tutti  responsabili dei suoi comportamenti, dall’altra abbiamo tutti la possibilità di condizionarlo passando al vaglio tutti gli inviti che ci rivolge e aderendo solo se sono in linea con i nostri valori. E’ il principio della responsabilità in solido e dell’obbedienza non è più una virtù espressa nella Lettera che don Lorenzo scrisse ai giudici in occasione del processo per apologia di reato. L’altro insegnamento è quello della coerenza. La coerenza non è solo una categoria morale, ma anche politica perchè la società è fatta di regole e comportamenti. L’uno senza l’altro non porta da nessuna parte. A partire da queste due consapevolezze, come Centro Nuovo Modello di Sviluppo abbiamo introdotto il consumo critico, i nuovi stili di vita, il risparmio responsabile, le campagne contro le multinazionali, la campagna sul debito pubblico.

Cosa vi ha spinto a fondare la vostra associazione ‘Centro Nuovo Modello di Sviluppo’ e quale bilancio può essere fatto di questi anni di attività?

Di fondo abbiamo dato vita a questo nostro progetto, che oggi porta il nome di Centro Nuovo Modello di Sviluppo, per vivere al meglio la nostra esistenza di persone e famiglie, in un’ottica sociale, ambientale, politica. Il Centro, infatti, è al tempo stesso un luogo dove abitiamo sperimentando forme di convivenza più umane e sostenibili, un luogo nel quale cerchiamo di vivere la solidarietà diretta e un luogo dove realizziamo ricerche e progettiamo proposte di impegno politico. Siamo convinti, infatti, che di fronte al disagio dobbiamo essere sempre capaci di dare un doppio tipo di risposta: quello della solidarietà diretta per tamponare il bisogno immediato e quello della politica per rimuovere le cause sociali ed economiche che generano emarginazione. Il bilancio dopo trenta anni di esprienza a mio avviso è positivo. Siamo riusciti a rispondere a varie situazioni di difficoltà. Siamo riusciti a fare capire che la politica non si fa solo nella cabina elettorale, ma in ogni momento della nostra vita. Siamo riusciti a spendere al meglio la nostra vita e questo è quello che conta di più, perché delle sorti del mondo non possiamo rispondere da soli, ma di come ci comportiamo la responsabilità è tutta nostra.

Passando per le varie tue pubblicazioni, che impatto hanno avuto sugli italiani e quanto è cambiato l’approccio all’argomento (economia e finanza: crisi, ndr) dell’opinione pubblica negli anni successivi allo scoppio della crisi economica del 2007/2008?

E’ difficile dirlo. Se dobbiamo dare una valutazione in base ai grandi fenomeni economici e alle grandi scelte politiche, potremmo dire che abbiamo avuto uno scarso impatto. Ma ci sono altri segnali che ci portano a dire che qualche segno lo abbiamo lasciato. Non solo nella parte più attenta dell’opinione pubblica, ma anche nel mondo accademico. Ad esempio già prima che scoppiasse la crisi noi avevamo denunciato l’accentuarsi dell’ingiustizia e la pericolosità dell’espansione della finanza come due elementi che avrebbero portato ad una recessione mondiale. Per un po’ siamo stati derisi, oggi lo dice anche Tito Boeri. I cambiamenti di sistema richiedono tempi lunghi e non sai mai attraverso quali vie riescono a passare. Per questo è importante contuinuare a denunciare e proporre alternative anche se a volte hai la sensazione di gridare nel deserto. Ma le idee hanno tempi di gestazione molto lunghi. La storia cambia corso quando meno te lo aspetti e lo fa grazie al fatto che qualcuno ha saputo insistere anche quando sembrava che tutto fosse inutile.

Qual’è la tua idea di cambiamento dell’Europa? Potresti spiegarci brevemente il tuo punto di vista sul debito e la finanza dei meccanismi attuali?

La grande sfida che abbiamo di fronte a noi è passare da un’Europa dei mercanti tutta tesa a consentire alle imprese di poter guerreggiare fra loro per arricchirsi individualmente alle spalle dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente, a un’Europa delle persone organizzata per garantire da un capo all’altro del continente la possibilità, per tutti, di vivere diginitosamente nel rispetto dell’ambiente, tramite la garanzia di un lavoro pagato adeguatamente, il godimento di beni comuni e servizi collettivi fondamentali. I cambiamenti da introdurre sono enormi e prima che  tecnici sono culturali, precisando che se ci troviamo di fronte a questa Europa totalmente votata agli affari è perché  i singoli governi nazionali che la compongono la pensano allo stesso modo. Lo dico perchè molti pensano che per risolvere i nostri problemi basta abbandonare l’Europa. Ma il rischio è di passare da un progetto mercantilista europeo a tanti progetti mercantilisti nazionali  che renderebbero ancora più difficile la costruzione di un’Europa  e di un mondo equo.

Il progetto di trasformazione richiede cambiamenti fin dalle radici, ma se cominciamo dai temi che la gente sente di più abbiamo qualche chance in più di avviare il processo di trasformazione. Porrei all’attenzione su sei punti. 1.una diversa gestione del debito, ossia lottare contro l’austerità obbligando anche i creditori a pagare. 2. Una diversa gestione dell’euro, tramite la trasformazione della banca centrale europea che poi significa introdurre una nuova sovranità monetaria a orientamento sociale. La Bce deve diventare prestatore di ultima istanza degli stati per il persegumento della piena occupazione e la promozione dei servizi pubblici. 3. L’adozione di politiche che riducono le differenze economiche e sociali nei diversi stati per ridurre i margini di competizione e quindi evitare gli effetti perversi di una moneta comune fra paesi disuguali. 4. Un grande piano per il lavoro tramite la riconversione ecologica (trasformazione energetica, rifiuti zero, trasformazione della mobilità) e l’espansione dei servizi pubblici, grazie alla riforma delle Bce. 5. Lotta alla speculazione tramite l’abolizione dei paradisi fiscali intra UE, l’introduzione della Tobin tax, la separazione fra banche commerciali e banche di investimento. 6. Una politica di cooperazione e immigrazione che garantisca il rispetto dei diritti dei migranti e aiuti a superare le ragioni economiche, sociali e politiche che stanno alla base dei processi migratori.

Lista Tsipras. Ragioni della tua scelta? Quale futuro per questa lista a queste vicine elezioni europee?

Ho accettato di candidarmi nella lista l’Altra Europa con Tsipras perchè ho trovato nel programma uno spirito di condivisione che è alla base dell’insegnamento della scuola di Barbiana. A Barbiana si diceva usicirne da soli è l’avarizia, uscirne insieme è la politica. Dobbiamo mettere insieme il grido di sofferenza del popolo greco con quello del popolo italiano e  di tutti gli altri popoli, per opporci tutti insieme alle politiche di austerità e di concorrenza selvaggia. I nostri nemici non sono i greci o i portoghesi. I nostri nemici sono le multiazionali e le banche che riescono a vincere perché al momento opportuno si ricompattano sempre indipendentemente dalle loro bandiere. Fare pronostici sui risultati è difficile.
La nostra lista è vista dal sistema come la più pericolosa e fa di tutto per oscurarci. Siamo pericolosi perchè non ci limitiamo alla protesta, ma facciamo anche proposte e perché la nostra concezione sociale, politica ed economica è opposta a quella dominante. Non abbiamo visibilità mediatica, ma contiamo sulla partecipazione della parte più impegnata della cittadinanza. Di sicuro vedo tanto entusiasmo e finalmente dibattito serio su tanti temi di cui non ci occupavamo e questo è già un ottimo risultato, perchè senza pensiero e partecipazione saremo condannati ad essere sempre dei dominati.

Quale scenario potrebbe prospettarsi nel Continente, come nei singoli Stati, se nelle suddette elezioni ci sarà un boom per partiti e movimenti non filo europei?

Se vincono i così detti partiti non filo europei temo che si rafforzerà la posizione delle imprese e peggiorerà la situazione per le fasce sociali più calpestate. Banche, multinazionali e affaristi rimarranno al loro posto e continueranno i loro affari as usual. L’Europa chiuderà le porte agli immigrati, farà una politica commerciale sempre più orientata a sfruttare i lavoratori del Sud del mondo a vantaggio delle imprese europee, volterà totalmente le spalle alla solidarietà fra popoli, farà una politica di riarmo senza badare troppo a chi verranno date le commesse perché ci sono forte interconnessioni proprietarie nelle industrie degli armamenti. La visione del mondo per nazioni è un tentativo per dirottare l’attenzione dalle iniquità di classe alla contrapposizione di passaporto che porta alle guerre, alle repressioni, alle ingiustizie. La visione del mondo per classi si concentra sui rapporti sociali ed ha come obiettivo la lotta all’ingiustizia, all’avidità, alle prepotenze per costruire un mondo di equità, sostenibilità, partecipazione. Che ognuno faccia la propria scelta.

Ultima modifica ilSabato, 03 Maggio 2014 10:31
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