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In nome del debito......vengono distrutti i nostri diritti. Ma davvero non abbiamo altra scelta che pagare impoverendoci? La soluzione è cominciare a occuparci tutti di debito pubblico. Esigere di aprire un grande dibattito su cause, soluzioni, prospettive. Con occhi nuovi. Con il coraggio di rimettere tutto in discussione, a partire dalla legittimità del debito

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La vera sfida del 25 Maggio

Alcuni amici mi chiedono se sono sicuro di avere fatto la scelta giusta a candidarmi nella lista Tsipras. Ci rifletto e dico di sì. Almeno per due ragioni. La prima: abbiamo rimesso in pista la buona politica. Nel tempo degli uomini-provvidenza, la politica è ormai relegata al ruolo di marketing. Una merce come altre da vendere facendo leva sulle tecniche pubblicitarie degli annunci ad effetto, del campione da imitare, del piccolo interesse personale da perseguire, dei tornaconti individuali che fanno sognare, del poco è meglio che niente in una logica di adattamento.

Così siamo approdati alla politica lotteria, del fallito un capo se ne prova un altro: chissà che non sia l’uomo giusto capace di risolverci tutti i problemi. «Proviamolo» è diventato il mantra del popolo suddito alla ricerca di un condottiero.

La lista Tsipras è il ritorno alla politica delle idee senza rissa e senza spettacolo. È il ritorno alla politica del confrontiamoci e definiamo insieme un percorso. È il ritorno alla democrazia della partecipazione. Lo dimostrano le sue assemblee, sempre animate da ricche discussioni sulla situazione socio-economica, sulle politiche che fin qui ci hanno imposto, sui nostri valori e i nostri principi di riferimento, sulle strade alternative che possiamo imboccare.

E sono proprio i contenuti della lista, la seconda ragione, più importante della prima, a giustificarne l’adesione. Per cominciare è un programma con una visione di società. Di fronte a partiti ormai tutti appiattiti sui principi mercantili della competitività, del merito, dell’efficienza, del risultato economico, pare di sognare leggendo di solidarietà, di conversione ecologica, di rispetto per i diritti dei migranti. Valori ormai scomparsi da qualsiasi vocabolario politico, che però sono i nostri. Quelli che da sempre ci guidano nelle nostre battaglie per più equi rapporti Nord/Sud, per una più equa distribuzione della ricchezza, per la garanzia universale dei bisogni fondamentali, per la piena partecipazione lavorativa, per la tutela dell’ambiente e dei beni comuni.

L’Europa può perseguire questi obiettivi, ma deve cambiare anima. Deve passare dal DNA mercantile a quello sociale. Se invece di essere ostaggio di banche, assicurazioni e ogni altro genere di multinazionale, avesse come priorità la pace, la salvaguardia del creato, la dignità del bambino, del disoccupato, dell’anziano, dell’ammalato, del rifugiato, del senza casa, del senza scuola, del senza futuro, metterebbe in atto altre scelte. Invece dell’austerità, che provoca povertà, disoccupazione e disuguaglianza, cercherebbe di risolvere il problema del debito tramite il suo abbattimento. Invece di permettere ai paesi forti di usare la moneta comune per colonizzare quelli deboli, interverrebbe per colmare gli squilibri. Invece di vietare alla Banca Centrale Europea di prestare soldi ai governi, ne spronerebbe la fornitura per fare assumere subito milioni di disoccupati al servi zio del bene comune.

In conclusione con queste elezioni europee non si scelgono degli eurodeputati. Si sceglie in quale tipo di società vogliamo vivere: se quella dell’individualismo nazionalista pronto a far fuoco su chiunque osi chiedere aiuto o quello della solidarietà transfrontaliera per permettere a tutti di vivere con dignità.

Questo è il messaggio che ciascuno di noi deve impegnarsi a far circolare.

 

Ultima modifica ilSabato, 03 Maggio 2014 09:31
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